Riforma della giustizia e CSM
Riforma della giustizia e CSM: perché mette a rischio l’indipendenza della magistratura

La riforma della giustizia e del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) solleva forti preoccupazioni sul piano costituzionale, democratico e dell’efficienza del sistema giudiziario.
Secondo numerosi giuristi e osservatori, il nuovo impianto indebolisce l’autonomia della magistratura, non risolve i problemi concreti dei cittadini e altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato previsto dalla Costituzione italiana.
Di seguito analizziamo i principali motivi di critica alla riforma.
1. Una riforma che minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura
Il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo di rilievo costituzionale, previsto dall’articolo 104 della Costituzione, con il compito di garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, sia civile che penale.
Storicamente, il CSM esercita quattro poteri fondamentali:
- nomine
- trasferimenti
- promozioni
- sanzioni disciplinari
I padri e le madri costituenti definivano questi poteri come veri e propri “pilastri” a tutela dell’indipendenza del potere giudiziario, per proteggerlo da ingerenze politiche.
Come cambia il modello costituzionale del CSM
La riforma:
- frammenta il CSM in tre organi distinti (uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’Alta Corte disciplinare);
- modifica la composizione e le attribuzioni dei nuovi organismi;
- riduce il ruolo diretto dei magistrati nelle scelte che riguardano la loro carriera.
Il risultato è un alteramento dell’equilibrio tra potere giudiziario, esecutivo e legislativo, in contrasto con lo spirito della Costituzione.
I principali punti critici
- I magistrati non eleggono più i propri rappresentanti, che vengono scelti tramite sorteggio: un unicum nel panorama democratico.
- Si crea uno squilibrio tra componenti togati e laici, con questi ultimi di fatto selezionati da liste politiche parlamentari.
- Il CSM perde il potere disciplinare, uno dei suoi pilastri storici.
- Il potere disciplinare viene trasferito a un’Alta Corte con una presenza ridotta di magistrati e modalità di composizione poco definite.
- Non è previsto il ricorso in Cassazione, ma solo un appello interno alla stessa Alta Corte.
Tutto ciò aumenta il rischio di pressioni, interferenze e condizionamenti politici nei confronti dei magistrati.
2. Una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini (e aumenta i costi)
La riforma non affronta i veri problemi della giustizia italiana:
- tempi processuali troppo lunghi
- carenza di personale
- mancanza di risorse
- eccessiva burocrazia
- linguaggio giuridico poco accessibile
Questi sono i fattori che generano sfiducia e disagio nei cittadini, e restano completamente irrisolti.
Al contrario, la creazione di tre organismi al posto di un unico CSM:
- moltiplica i costi
- disperde risorse pubbliche
- sottrae fondi che potrebbero essere investiti in tribunali e procure
Votare sì alla riforma non significa avere una giustizia più efficiente o più vicina ai cittadini.
3. Separazione delle carriere: un rischio per l’equilibrio del processo penale
Attualmente:
- giudici e pubblici ministeri superano lo stesso concorso;
- condividono una formazione comune;
- svolgono funzioni diverse all’interno di un’unica carriera;
- possono cambiare funzione una sola volta (evento rarissimo: solo lo 0,4% dei magistrati nel 2024).
Di fatto, esiste già una separazione delle funzioni, senza compromettere l’imparzialità del giudice.
Perché la separazione delle carriere è problematica
- L’alto numero di assoluzioni dimostra che il giudice è già terzo e imparziale, come previsto dall’articolo 111 della Costituzione.
- Giudici e PM condividono una cultura della giurisdizione, in cui il pubblico ministero ha il dovere di cercare anche le prove a favore dell’imputato.
- Con la carriera separata, il PM rischia di diventare una parte puramente accusatoria, simile alla difesa ma con poteri molto maggiori.
Il risultato potrebbe essere un pubblico ministero:
- più forte con i cittadini più deboli;
- più vulnerabile alle pressioni nei confronti dei poteri forti;
- meno orientato alla ricerca della verità.
4. Una riforma approvata in modo contrario allo spirito della Costituzione
La Costituzione consente le riforme, ma impone:
- tempi lunghi di riflessione;
- quattro votazioni parlamentari;
- possibilità di emendamenti;
- un ampio confronto pubblico e politico.
In questo caso:
- la riforma non ha raggiunto la maggioranza dei due terzi;
- il Parlamento è stato vincolato da un procedimento “blindato”;
- dopo la prima votazione non è stato possibile modificare il testo.
È la prima volta nella storia repubblicana che una riforma costituzionale viene approvata senza possibilità di emendamento nelle fasi decisive.
5. Le dichiarazioni del governo e il rischio per l’indipendenza della magistratura
Negli ultimi mesi, esponenti del governo hanno:
- criticato apertamente il lavoro della magistratura;
- parlato di “invadenza” dei giudici;
- messo in discussione i controlli di legalità, inclusi quelli della Corte dei Conti.
Ma l’indipendenza della magistratura serve proprio a:
- limitare il potere esecutivo;
- garantire il rispetto della legge;
- tutelare i diritti di tutti i cittadini.
È un pilastro delle democrazie liberali, oggi sotto attacco in molti Paesi.
Senza una magistratura autonoma e indipendente, la legge non è più uguale per tutti.
